Imposta di registro calcolo: istruzioni e categorie

Imposta di registro calcolo, un panoramica

Sono molte le tasse che “accompagnano” il contribuente nell’acquisto di un’immobile. Tra queste spicca l’imposta di registro, considerata nella maggior parte la più temibile a causa del peso che può esercitare sullo sventurato portafoglio del contribuente. Si può arrivare a parlare anche di alcune migliaia di euro. A dare man forte al cittadino, però, intervengono alcune agevolazioni e la possibilità di ravvedimento in caso di mancato pagamento o di un pagamento insufficiente (per saperne di più consultate Ravvedimento imposta di registro: ecco come si fa).

L’imposta di registro si applica anche all’atto di locazione (per saperne di più consultate Imposta di registro locazioni: info e calcolo).

Di seguito, alcune info utile sull’argomento “imposta di registro calcolo“.

Le tipologie

Alcune tipologie richiedono un calcolo diverso. Tali tipologie sono:

1) Contratti di affitto abitazioni. In questo caso, per calcolare l’imposta di registro è sufficiente eseguire questa operazione: moltiplicare il 2% (quindi 0,02) per la cifra corrispondente al contratto di affitto, infine moltiplicare tutto per il numero di annualità.

2) Fabbricati strumentali. A questa categoria appartengono tutti gli immobili che necessitano di lavori per modificarne l’utilizzo (es. da abitazione a ufficio). In questo caso, l’imposta di registro va calcola come nel passaggio precedente ma tenendo in considerazione la percentuale dell’1% se la locazione è eseguito da soggetti che non devono pagare l’Iva. Per le altre situazioni la percentuale è del 2%.

3) Fondi rustici. Come sopra, sebbene la percentuale sia dello 0,5. 67 euro è il versamento minimo relativo al primo anno.

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