Mutuo prima casa: il Governo in aiuto delle giovani coppie

Mutuo prima casa: le banche non collaborano

La questione “mutuo prima casa” è spinosa, soprattutto se sono le giovani coppie a richiederlo. Sono troppe le garanzie richieste, poche le banche disposte a venire incontro alle loro esigenze (clicca qui per una panoramica). Il comportamento delle banche, nonostante la crisi e le sofferenze finanziarie, è però ingiustificato: nel 2010 è stato introdotto un fondo per le giovani coppie che funge da garante. Le banche, però, intascano e non concedono i mutui. Il Governo ha deciso, seppur in extremis, di intervenire.

Gli interventi

Mutuo prima casa: difficile ottenerelo

Mutuo prima casa: il Governo interviene

La strategia del Governo è quella di ammorbidire i requisiti di accesso al mutuo per le giovani coppie, nella speranza che si inverta il trend comportamentale degli istituti di credito. Innanzitutto, si pensa di modificare il differenziale massimo sui mutui ammissibili alla garanzia del Fondo: il limite sarà quello – stabilito trimestralmente dal ministero dell’Economia, del tasso effettivo globale medio (per ulteriori informazioni consultare l’articolo Mutuo prima casa: interessi a tasso fisso o variabile?). Un secondo intervento prevede la cancellazione dell’obbligo di fruizione del reddito dipendente al 50%: un giovane, per accedere al mutuo prima casa, non dovrà obbligatoriamente fruire un reddito da lavoro dipendente corrispondente alla metà del reddito percepito. Si allarga anche il limite Isee (da 35mila a 40mila). Viene inoltre concessa la precedenza a coppie di precari e con a carico figli minorenni. Aumenta, infine, il limite dei metri quadri, seppur di poco: si passa da 90 a 95. Subisce una modifica il tempo massimo entro cui le banche devono comunicare risposta al Gestore (si passa dagli attuali 7 giorni a 30).

La parola passa al Parlamento

Il Governo è dimissionario. Un nuovo Parlamento è stato eletto e si insedierà a breve. Tocca dunque ai nuovi parlamentari farsi carico della proposta di legge e, se possibile, migliorarla. L’impressione è che non basterà allargare il bacino di potenziali mutuari per convincere le banche a concedere i mutui, ma che serviranno provvedimenti di altra natura, magari sanzionatoria.

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